Quello che le donne non dicono

Avevo programmato questa fuga con tutta la famiglia.

Un viaggio di lavoro , ma visto che il tempo per stare tutti insieme è sempre troppo poco  avremmo unito l’utile al dilettevole.

Io sarei stata impegnata ad una conferenza sull’astrologia tenuta da un noto personaggio , due incontri di quattro ore , venerdì pomeriggio e sabato mattina, i bimbi e il mio compagno avrebbero dovuto godersi il mare .

Partendo il giovedì sera e rientrando la domenica avremmo dovuto stare un po’ insieme , in tranquillità.

Questi erano i piani.

Mai fare programmi a lungo termine con due bambini .

La piccola ha preso il morbillo , lo ha passato al fratello e infine al mio compagno che tutt’ora è ancora malato.

Ho deciso di partire ugualmente.

Mia madre e mia suocera si sono alleate e terranno a bada grandi e piccini in mia assenza.

Un week end lungo , tutto per me.

Il mio ottimismo mi fa infilare in valigia anche costume e telo da mare, chi l’ha detto che a Marzo non si possa stare in spiaggia?

Non ricordo nemmeno da quanto tempo non passo tre notti in un letto da sola.

Non so nemmeno se sarò capace di dormire senza gomiti puntati nelle costole e manine tra i capelli.

Alloggerò in un bungalow , nel villaggio in cui si tiene il convegno.

In estate questo posto deve essere un incanto.

Piccoli edifici color terracotta circondati da verde , perfettamente integrati nella natura .

Siamo a Marzo , la struttura non ha ancora aperto i battenti , gli unici ospiti sono quelli che , come me seguiranno il congresso .

Passo alla reception , mi registro , prendo le mie chiavi e vado in camera.

Ho mangiato in autogrill , da domani il ristorante del villaggio sarà aperto , non ho fatto spesa , ho portato solo caffè , patatine fritte in busta , biscotti al cioccolato e qualche birra.

Lo stretto necessario.

Mi faccio la doccia , chiamo a casa per sapere come procede .

Tutto bene , tutti vivi , nessuno sente ancora la mia mancanza , è tutto sotto controllo.

Ce la possiamo fare.

Accendo la tv , stappo una birra , apro le patatine , sigarette e portacenere a portata di mano , telecomando tutto per me.

Mi sembra di essere tornata adolescente , una serata così non mi capitava da anni.

Guardo film in accappatoio su un letto a due piazze contornata da cibo spazzatura, alcol e sigarette.

Manca solo uno spinello per completare il quadro.

Chissà che effetto farebbe fumare dopo tutti questi anni , riderei come una cretina o dormirei all’istante?

Meglio non pensarci , sono troppo grande per queste cose.

Mi godo la serata da adolescente da quarantenne quale sono.

Credo di essermi addormentata all’istante, altro che adolescente , sembro una pensionata .

Ho bevuto una birra e mangiato porcherie , subito dopo sono svenuta , in accappatoio , con un film horror come ninnananna.

Ma ho dormito quasi dieci ore di fila , senza interruzioni .

Mi sento rigenerata.

Voglio andare in spiaggia.

Metto su il caffè.

Borsa da mare , infradito ai piedi , maglione leggero e un libro che da troppo tempo aspetta di essere letto come unica compagnia .

Ho tempo fino alle due , poi inizierà il convegno.

Mi godo l’illusione della solitudine e dell’estate.

La vita è una continua illusione ed è fantastica proprio per questo.

La spiaggia è deserta .

Il chiosco è aperto .

Voglio fare colazione in riva al mare.

Ordino un cornetto con la crema , un caffè e una spremuta di arancia.

Mi siedo a un tavolo vista mare , accendo una sigaretta e mi perdo nel vento fresco .

Arriva la mia colazione.

Mi sento una signora , mi sento fortunata .

E non perché sono sola qui , fuori stagione , col costume in riva al mare , ma perché la mia vita  caotica non mi risucchia.

Sento ancora la pioggia , vedo il chiarore dell’alba , ascolto la pioggia , vivo ancora la natura con meraviglia.

C’è gente che per sentirsi felice ha bisogno dei fuochi d’artificio , a me è sempre bastata la porporina.

Via… verso il mare.

L’acqua è gelata , non so resistere.

Mi bagno cautamente , ma mi bagno , poi torno al mio libro .

Guardo la spiaggia , detriti portati dal mare , spazzatura umana e tronchi arenati , gli stabilimenti vicini in preparazione .

Arriva una coppia di pensionati .

Maglietta bianca e bermuda lui , prendisole giallo con grandi fiori neri lei.

Immancabili i cappelli , bianco sportivo per lui e di paglia per lei.

Ci scambiamo un sorriso compiaciuto.

Si accomodano su due sedie sdraio a qualche metro da me.

In lontananza due ragazzi con un cane , un Labrador credo , gioca felice rincorrendo le onde.

Arriva una coppia.

Lei giovane , troppo giovane per lui , alta snella , gambe nude e precocemente abbronzate , scarpe in mano .

Lui un piacente cinquantenne , brizzolato , pallido , sembra uscito da un lungo inverno.

Mi passano davanti e li sento bisticciare.

Lei ama il mare , lui vuole stare comodo , vorrebbe un lettino , ma non ce ne sono ancora disponibili.

Si allontanano troppo per la poca ressa .

Vogliono stare soli.

Sono amanti.

Mi lascio cullare dalle onde, mi addormento al sole.

Mi sveglio di soprassalto.

Il telefono sta squillando , la mia assistente ha un problema in ufficio e vuole sapere come risolvere.

Tutto ok.

Fai così , poi chiama tizio , e taaac… tutto in ordine.

I pensionati leggono entrambi.

Gli amanti si baciano con passione , lui sdraiato,  lei sopra.

Da sotto gli occhiali li osservo.

Mi piace guardare gli sconosciuti , in genere vedo molte più cose di quello che sono disposti a mostrare.

Non so perché ma questa coppia mi incuriosisce, non è l’evidente clandestinità , nemmeno la differenza di età tra i due ad attirare la mia attenzione.

Ma non sbaglio mai , qualcosa non torna.

È tardi devo andare , doccia e convegno , mangerò qualcosa di leggero al chiosco.

Nel gruppo qualche faccia conosciuta , tutti colleghi , molte donne , oratore impeccabile e interessante , parla di numerologia.

Ascolto e prendo appunti.

Le quattro ore filano via veloci .

Sono contenta di essere venuta .

Lascio la sala convegni mentre tutto si accalcano verso il palco .

Ho sempre odiato infastidire i personaggi pubblici al termine di un concerto , di una presentazione o per strada.

Aspetterò l’occasione giusta per fargli i miei complimenti , se arriverà bene , altrimenti pazienza.

Vado al bar e ordino un Campari.

Questa sensazione di “ vacanza “ mi piace un sacco .

Mi siedo in veranda e bevo il mio aperitivo , il sole è ancora alto , infilo gli occhiali da sole.

Il mio libro è aperto sul tavolo , ho letto già quaranta pagine oggi.

Tra i cespugli vedo arrivare gli amanti , lei davanti , andatura veloce , lui la segue , non sono così vicini da poter distinguere bene i loro volti , ma i loro movimenti parlano chiaro.

Lui la afferra per un braccio , lei si gira portando la mano libera davanti al viso , per proteggersi , lui la strattona , non la colpisce , ma quel gesto di protezione mi fa capire che se lo aspetta.

È già successo.

Lui grida , si avvicina col viso al suo.

La scuote un po’ poi la spinge via .

E prosegue tra i cespugli verso di me.

Lei rimane lì , si accascia a terra .

Credo sia sollevata ma al tempo stesso terrorizzata.

Qualche secondo dopo lui mi passa davanti , entra nella hall proprio di fronte a me e chiede una stanza.

Lei ancora lì , accucciata a terra a poche decine di metri.

Mi sento invadere dalla furia.

Sto per alzarmi quando lei risorge.

Si sistema il vestito , si passa le mani tra i capelli , cerca qualcosa nella borsa , un fazzoletto , si asciuga gli occhi  e ostentando sicurezza riprende a camminare verso di lui , verso di me.

Infila gli occhiali  poco prima di passare davanti a me.

Se non avessi visto tutto , sarebbe una ragazza normale , col viso arrossato dal sole che entra in un hotel.

Ma io ho visto tutto.

Ordino con un gesto un’altro Campari.

Ho bisogno di un po’ di alcol per mettere a fuoco la cosa e soprattutto per mettere a punto un piano.

Si registrano , lui sfoggia armi da seduttore con la receptionist , tenendo una mano sul fianco di lei.

Che stronzo.

Come se nulla fosse.

Lei stoica , sorride accanto a lui.

Povera.

Operazione conclusa con successo , lui va al bar e ordina qualcosa , lei si siede al tavolo di fronte al mio.

Torna da lei , le appoggia la mano sulla nuca e le da un bacio.

Per un secondo lei rimane tesa , poi lo lascia fare , sorride quando le labbra si dividono.

Le siede accanto.

“Ho ordinato una bottiglia di bianco , dobbiamo festeggiare giusto?”

Lei sorride di nuovo , annuisce con la testa.

Civettuola si toglie gli occhiali e gioca con l’asticella.

Arriva il loro vino , io fingo di leggere , ma quando il cameriere poggia la bottiglia al tavolo alzo gli occhi, tolgo gli occhiali e inizia lo show.

“Scusa , posso avere un bicchiere di vino anche io?

Al posto del Campari , ho bisogno di qualcosa di meno diretto .”

Sorrido molto , sorrido a entrambi , soprattutto a lui .

“ Certo signora , lo porto subito , preferenze?”

“ Non saprei , non ho controllato la carta dei vini , mi scusi , lei ne ha ordinata una bottiglia , può aiutarmi?”

Si toglie gli occhiali e il suo ego si espande.

Inizia ad elencare tutti i vini presenti , con piccole note da intenditore sul retrogusto, l’arma e minchiate varie , stronzo che non sei altro , ti piace sentirti importante.

Poi liquida il cameriere , dicendo “la signora è mia ospite , le porti solo un bicchiere” e mi fa cenno di sedermi con loro.

Fingo di non potere accettare , non voglio disturbare , mi sentirei di troppo.

Lui insiste , lei sorride silenziosa.

Mi alzo , prendo il mio libro la borsa e mi accomodo al loro tavolo.

Lui si presenta , lei si presenta , io mi presento con il mio nome da cartomante.

Si parla tranquilli , lui sempre in mostra , accarezza la mano di lei .

È il suo trofeo , arricchisce il suo smodato ego.

Beviamo e parliamo , io e lui , lei si limita a dire qualche “ si caro , no caro , hai ragione , è come dici tu”.

Squilla un telefono, non è il mio , è quello del mostro , si scusa e si allontana per parlare.

Senza aspettare prendo dalla borsa il mio biglietto da visita , lo infilo nella mano di lei “So che siete amanti e che è violento , ho visto tutto, sono qui fino a domenica, se hai bisogno  chiamami , anche di notte.”

Lui ci controlla da lontano , continuo a parlare del mare sorridendo, e la invito a fare altrettanto.

Deve rimanere tranquillo , non deve temere la mia presenza.

Finisce la telefonata, torna al tavolo, io cerco di congedarmi con naturalezza.

Ringrazio per il vino e la piacevole compagnia, non vedo l’ora di allontanarmi , che schifo mi fa .

Torno in camera , chiamo casa , faccio la doccia.

Chiamo il ristorante ordino la cena e chiedo di farmela portare in camera , non ho voglia di uscire.

Seconda parte del convegno , le stesse facce di ieri , lo stesso charme dell’oratore.

Ho dormito malissimo , sono distratta , stamani al bar ho incontrato gli amanti , lei più cupa di ieri , lui sempre più galante , mi ha invitata a pranzare con loro e ho accettato.

Non riesco a non pensare a quello che è successo , gli uomini violenti seguono uno schema , ti fanno credere di essere importante facendo leva sulle tue insicurezze , ti circuiscono allontanandoti da famiglia e amici , una volta sola puoi contare solo su di loro e li iniziano le violenze , prima verbali poi fisiche , prima una spinta poi gli schiaffi.

Ma tu sei sola , hai solo lui e credi di essere tu a provocarlo , lui ti ama , sei importante solo per lui , non puoi lasciarlo , non sei in grado di sopravvivere senza di lui.

Le donne maltrattate seguono a loro volta uno schema.

Alcune ne escono prima , altre dopo , qualcuna non ne esce viva.

Non ascolto , il convegno si sta concludendo , tutti vogliono la foto con il noto oratore.

Io fuggo via.

Vado al ristorante e chiedo di Paolo , il mostro.

Sono già al tavolo, all’aperto , “così puoi fumare “ mi dice quando mi siedo.

Lei sembra più tranquilla , ha una camicia bianca e la sua pelle abbronzata risalta.

Lui indossa una polo blu ha il naso rosso di sole , si lamenta del fastidio nonostante la crema protettiva si è scottato , penso a cosa dirà alla moglie al suo ritorno .

Probabilmente nulla , sarà sicuramente violento anche con lei , non farà domande , sarà stata educata a dovere.

Che stronzo.

Parliamo del mio lavoro , lui pensa che sia stupido rivolgersi a una cartomante , non crede possibile che delle persone dotate di intelligenza possano fare una cosa simile , non sminuisce me ma i miei clienti.

Mi elogia dicendomi che sono una donna interessante e mi chiede se posso fare le carte a lei , sono cose frivole , da donne , lui è troppo maschio per queste baggianate , certo che è maschio…per dimostrarlo picchia le donne .

Che stronzo.

Mento “ Non ho le carte , mi spiace , e non uso mai quelle degli altri , noi cartomanti abbiamo un rapporto speciale con il nostro mazzo , non lo tradiremmo mai .”

Lei parla di più , racconta di se , del suo rapporto col mare e della sua Calabria , è partita da anni e le manca molto , ma giù oltre alla famiglia e agli amici non ha futuro.

Lui la rassicura , qui hai un lavoro nell’ufficio accanto al mio , uno stipendio , a breve una nuova casa, qui hai me , che ti porto al mare e ti faccio regali costosi , qui hai me , hai solo me e hai tutto.

Che stronzo.

Il pranzo finisce , voglio andare in spiaggia , lui no , lei si … ma rimane con lui.

Cerco di ritrovare la calma , mi crogiolo al sole del pomeriggio , mi addormento.

Quanto amo il mare , ha la capacità di svuotarmi e riempirmi al tempo stesso.

Toglie pensieri e lascia benessere.

Due mezze giornate di sole e sono già nera , non vedo l’ora che arrivi l’estate , non vedo l’ora di andare in vacanza , non vedo l’ora di stare al mare con i miei figli.

Inizio a sentire la mancanza di casa , della quotidianità , anche le rotture di palle mi mancano , le mie rotture di palle.

Ricevo un messaggio.

Numero sconosciuto.

“Aurora, sono Elisa , mi fingo malata per non uscire a cena , mi serve aiuto , intrattieni Paolo per almeno un paio d’ore poi ti spiego.

Grazie di cuore.”

Io e il mostro a cena insieme , che gioia!!!!

Ho i brividi fin da ora , rispondo con un frettoloso “stai bene? tutto ok?”.

Mi agito nell’attesa di una risposta , fumo una rabbiosa sigaretta.

Rispondi , dai rispondi .

L’avrà picchiata? Avrà bisogno di aiuto? Vado a cercarla?

Rispondi dai..

La risposta non tarda “ Mai stata meglio , ma ho bisogno che tu mi aiuti , vai al ristorante, odia mangiare da solo , tienilo occupato un paio d’ore , mi faccio viva io.”

Ok… ho capito , mi alzo e torno in camera ,

Chiamo la mia famiglia , parlo coi bimbi con la suocera e il mio compagno , lui è stremato , il morbillo in età adulta è fastidiosissimo.

Domani torno amori miei.

Domani torno.

Devo risolvere la questione con il mostro.

Faccio la doccia, mi vesto carina , mi trucco , gli piace sentirsi importante , sarò bravissima.

Esco , voglio bere qualcosa .

Mi siedo al bancone del bar e ordino.

Due sgabelli più in là l’oratore famoso , si gira un secondo , gli sorrido , alzo il mio calice per un brindisi silenzioso e lui ricambia .

Non sono stata invadente , ma ho comunque ringraziato per i due giorni in sua compagnia.

Pago entrambe le consumazioni e mi vado a sedere al mio tavolo fuori.

Mentre accendo una sigaretta arriva Paolo, il mostro “ Buona sera , posso sedermi con te ? Elisa non sta bene e io odio bere da solo.”

“ Certo che puoi , è un piacere..”

Quanto sei stronzo.

Con un gesto chiama il cameriere e ordina una bottiglia di vino.

Crede di potermi sedurre o semplicemente di potermi ammaliare, abituato al suo fascino , padrone della situazione.

Lo lascio fare .. due ore , Elisa ha bisogno di due ore.

È bravo nel farti sentire speciale , adulatore e affascinante , è stato facile con quella ragazzina , stronzo , non lo sarà con me.

La bottiglia finisce , io fingo interesse , mi fingo attratta , mi fingo più disponibile di quello che dovrei essere..sono brava anche io stronzo .

“Se odi bere da solo , probabilmente odierai ancor di più mangiare da solo , vuoi unirti a me  così continuiamo il discorso?” e gli poggio la mano sulla coscia. Ne è lusingato .

Lo vedo compiacersi.

“Volentieri , mi spiace un po’ per Elisa che dovrà rimanere sola , ma non credo che questo pensiero mi turberà a lungo .”

Sorride lo stronzo.

Ci alziamo, passiamo al ristorante , altra bottiglia di vino.

Uno sguardo al menù , mi consiglia di prendere qualcosa che ha mangiato la sera prima.

Non lo ascolto , penso a quanto sarebbe bello che qualcuno lo picchiasse , rompendo con un pugno quel naso dritto e perfetto.

“Ordina tu per me , stupiscimi .”

Si gonfia di orgoglio.

Che stronzo.

Lascio che mi tocchi la mano , mi sento morire , per tante ragioni , per il mio compagno , per Elisa , per me stessa.

Ma lo faccio ugualmente.

“Dunque ti fidi di me.”

Annuisco sorniona.

Flirtiamo , mi diverte prenderlo così per il culo.

La cena è un continuo ammiccare , sia lui che io giochiamo come si fa tra adulti , accarezzo il calice , gioco con l’accendino , lui gesticola molto, sa di avere delle belle mani , parla sottovoce avvicinandosi al mio orecchio.

Visti da fuori potremmo anche fare invidia , risate e erotismo nell’aria.

Ma non andrà così , ho studiato un piano .

Lo stronzo non lo sa che se c’è da giocare sporco io so fare schifo.

Ordino il dolce , lo imbocco..glie ne faccio assaggiare un po’ con la mia forchetta , ad ogni boccone mugolo estasiata , socchiudendo gli occhi , so cosa evoca questo comportamento .

Voglio sedurti stronzo , e voglio farti esplodere le mutande.

Caffè e grappa.

Accendo un’altra sigaretta.

Lui non fuma.

“Dovresti smettere e sarebbe un peccato , hai una grande carica erotica mentre fumi , sei una donna molto sexy , sfacciatamente sexy.”

Soffio via il fumo , con la testa abbassata , lo fisso negli occhi “Lo so “ e sorrido maliziosamente.

Prendiamo un’altra grappa , inizio ad essere stordita dall’alcol , ma ho il mio piano , tra poco sarà tutto finito e il mostro rimarrà solo .

Ci spostiamo fuori , su un salotto esterno , il cameriere porta le grappe .

Subito dopo torna da noi , è finita .

“ Signora , una telefonata per lei alla reception.”

“Ho lasciato il telefono in camera , volevo mangiare qualcosa al volo , ho i bimbi malati , spero non sia successo nulla , scusami devo andare “.

“ Aspetta , ti accompagno , non ti lascio così “.

Premuroso lo stronzo.

Mi avvio frettolosamente al banco dove un ragazzo di vent’anni con dei baffi alla Dalì mi porge il telefono.

“ Cosa? Ma sul serio? Tranquillo parto subito , no.. non ti preoccupare arrivo in tre ore al massimo.”

Lui dietro di me .

Lo stronzo mi sta alle calcagna.

“Che succede? Spero nulla di grave “.

“ La piccola , ha la febbre alta ormai da giorni , la stanno portando in ospedale , devo partire immediatamente.”

“ Sei sicura di farcela? Hai bevuto , forse è il caso di aspettare qualche ora .”

Ho gli occhi gonfi di lacrime , non devo sforzarmi molto , mi sento in colpa per aver tirato in ballo mia figlia per allontanare uno stronzo .

“ Tranquillo , mentre preparo la borsa mi faccio un caffè , sto bene , ma devo andare , mi spiace tanto.”

E fuggo via prima che possa aggiungere altro.

Corro verso la camera mi chiudo la porta alle spalle , è finita , mando un messaggio a Elisa  “ Spero tu abbia fatto quello che  dovevi, l’ho appena lasciato solo “.

Risponde immediatamente “ Sono al chiosco sulla spiaggia con la valigia in mano.. me ne vado.”

Panico , dove va una ragazzina in piena notte da sola in un posto del genere.

Rispondo.

“Ci vediamo tra venti minuti al parcheggio, la mia macchina è quella gialla con i seggiolini dei bambini , non puoi sbagliare , aspettami lì.”

Faccio mente locale su quante cose ho sparse in giro , non troppe per fortuna , prendo la borsa da mare , i vestiti , il libro e infilo tutto in valigia senza curarmi di fare attenzione.

Esco di fretta e trovo lo stronzo fuori.

Mi stava aspettando.

È più stronzo di quanto credessi , potrebbe aver capito qualcosa.

“ Dunque parti ora .”

“Si.. vado a saldare il conto e parto , devo andare.”

E riprendo la mia corsa verso la hall.

Lui sempre dietro di me.

Lampo di genio.

“Odddiooo , ho lasciato il portatile in camera, tieni la chiave , puoi andarmelo a prendere mentre pago?

“ Si certo.. “

Pago in fretta , chiedo al ragazzo coi baffi di dire al mostro, al suo ritorno che sono al bar a bere un caffè, di raggiungermi li.

Prendo la valigia e corro verso il parcheggio.

Ho paura che torni.

Elisa mi aspetta.

Arrivo trafelata con le chiavi in bocca per non doverle cercare all’ultimo minuto.

Apro la macchina col telecomando , lei è già li .

Butto tutto dentro e le ordino di salire , parto sgommando neanche avessi appena fatto una rapina.

Lei non capisce , le dico di tacere “ Per favore non parlare ora , sono ubriaca e non riesco a concentrarmi.”

Usciamo dal villaggio , qualche chilometro su una strada isolata  e via verso la civiltà.

“Ricordo di aver visto un albergo arrivando , è rischioso ma dobbiamo fermarci per la notte.”

Non risponde.

Forse sono stata troppo brusca.

“Stai bene? Ti ha picchiata?.”

“ Si , sto bene e si.. mi ha preso a sberle.”

Che stronzo.

Mi viene da piangere , accosto nel parcheggio di un ristorante vuoto.

La guardo alla luce bianca di un lampione.

Ha il labbro inferiore gonfio e gli occhi tristi.

Poi sorride e mi dice “Cazzo , sembriamo Thelma e Louise .. non mi era mai capitata una cosa del genere “.

Iniziamo a ridere entrambe.

Liberatoria questa risata.

“Scendi , guido io , ci manca solo di essere fermate dai carabinieri stasera.”

Ha ragione la ragazzina.

Scendo dalla macchina e barcollo verso il sedile del passeggero.

Tra l’alcol e l’adrenalina fatico a camminare.

Accendo una sigaretta.

“Me ne dai una per favore? Ho smesso di fumare perché lui non poteva tornare a casa con i vestiti impregnati di fumo , l’unica cosa sana di questa relazione , smettere di fumare , ma visto che l’ho fatto per lui e non per me voglio ricominciare.”

Le passo la mia e ne accendo un’altra.

È arrabbiata.

Con se stessa non con lui.

“ Ho fatto di tutto per essere come lui voleva , non era mai abbastanza , ho cambiato lavoro per essere vicina a lui , ho smesso di frequentare la palestra , ho dimenticato gli amici , pensa che a Natale non sono nemmeno tornata a casa dai miei perché lui voleva vedermi tra lo shopping dell’ultimo minuto e la cena della vigilia.

Sono proprio una cretina , sono due anni che mi tratta così e io muta , in attesa del prossimo schiaffo.”

“Gira a destra , siamo arrivate”.

Non trovo altro da dire.

Si ferma nel parcheggio , io scendo .

“Aspettami qui, torno subito.”

Entro , mi accordo per una stanza vicino all’uscita di emergenza , chiedo se è possibile lasciare l’auto in garage e se il ristorante è ancora aperto , pago in anticipo e lascio una mancia affinché sia chiaro che non siamo mai state li.

Tutto chiaro , esco salgo in macchina e dico a Elisa di andare verso il garage , ho la chiave magnetica , parcheggiamo, prendiamo le borse , chiude la macchina e mi dice Grazie , solo grazie e scoppia in un pianto senza freni.

La notte è passata , io mi sveglio presto , con lo stesso ritmo della vita quotidiana.

Domani sarà un normale lunedì.

Oggi è una domenica surreale.

Elisa dorme ancora , abbiamo parlato fino a notte fonda , ha lasciato il cellulare in albergo , era un regalo dello stronzo , nessuno la può rintracciare , lui non la può rintracciare.

Ha lasciato un biglietto per dirgli addio , senza troppi fronzoli , poche righe , poca attenzione per un uomo che vive per essere il centro della vita altrui.

Sarà incazzato come una bestia , ma troverà presto un’altra preda.

Ho cercato di convincerla a denunciare , ma lei non vuole saperne più niente , ha un piano che prevede di lasciare questi due anni alle spalle.

Non sarà facile.

Mi ha promesso però che cercherà aiuto in un centro anti violenza , ce ne sono tanti purtroppo , ci sono tanti mostri in giro.

Ordino la colazione e nel frattempo mi faccio la doccia , l’aria è meno calda ma sempre piacevole , l’illusione dell’estate sta per finire ma non è troppo lontana la vera estate.

Mi siedo in balcone , guardo il mare , distante ma sempre vicino , lo porto dentro il mare , lo porto sempre con me.

Elisa si sveglia , facciamo colazione con calma poi una doccia e partiamo.

Devo accompagnarla da una amica che la ospiterà qualche giorno , aveva paura che nessuno la avrebbe accolta , ma chi ti vuole bene capisce quando è il momento di fare un passo indietro e aspettare il tuo ritorno.

Vuole scusarsi con tutti quelli che ha allontanato , forse è il primo passo per perdonare se stessa.

Parliamo poco in macchina , ha mille pensieri per la testa , arriviamo a destinazione , una deviazione di un’ora e mezza sul mio tragitto , ma poco importa , la mia vita è lì ad aspettarmi.

Prima di salutarci le dico che può chiamarmi e che voglio che lo faccia , voglio sapere se sta bene o no , da me troverà sempre la porta aperta.

Mi abbraccia forte , mi ringrazia .

Prima di andare una domanda , sono curiosa “Cosa stavate festeggiando l’altro giorno?”

Lei sorride divertita “Il mio trasloco . Ha preso per me un grazioso appartamento vicino casa sua , oggi una ditta avrebbe dovuto portare tutte le mie cose nel nuovo appartamento.”

Cazzo… un perfetto tempismo di merda.

“Le due ore che ti ho chiesto ieri sono state intense , ho chiamato la mia amica , la mia famiglia , il mio capo… e la ditta di traslochi , tutte le mie cose sono in un magazzino pronte per essere spedite a casa , ho preso un periodo di aspettativa , ma la mia ditta ha una sede anche in Calabria , il mio capo si sta adoperando per me , ma anche se non dovesse andare bene tra una settimana io sarò nella mia terra , con la mia famiglia , con il mio mare .

L’ultimo schiaffo preso è stato quello di troppo , mi ha rimproverata per averti parlato a pranzo della mia vita , secondo lui te ne sei andata perché ti ho annoiata.”

La ragazzina ha le palle , doveva solo tirarle fuori.

“ Ti ringrazio Aurora , ti ringrazio per tutto , ho il tuo biglietto e ti chiamerò presto , se non avessi incontrato te sarei ancora ostaggio di quell’uomo e probabilmente ci sarei stata per molto tempo ancora.”

Non vedo l’ora di riabbracciare i miei figli.

Non vedo l’ora di tornare a casa , alle mie serene rotture di palle.

Ogni giorno intorno a noi accadono storie come quella di Elisa , ogni giorno qualcosa cambia .

Un cambiamento doloroso , faticoso ma eterno e bello come il mare.

Arrivederci mare , come sempre togli qualcosa e lasci qualcos’altro , come sempre torno diversa e questa volta non sono la sola.

La donna uscì dalla costola dell’uomo, non dai piedi per essere calpestata, non dalla testa per essere superiore ma dal lato, per essere uguale, sotto il braccio per essere protetta, accanto al cuore per essere amata.

(William Shakespeare)

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