A mano a mano

Avete mai dovuto rinunciare a qualcosa di importante?

Rinunciare a qualcosa di simile all’aria?

Rinunciare a qualcosa di vitale?

Rinunciare perché continuare sarebbe stato solo un gioco al massacro?

Le rinunce oggi sembrano del tutto impopolari , siamo abituati ad avere tutto ciò che desideriamo , ma imparare a fare a meno di qualcosa è salutare…ci insegna che la sopravvivenza è possibile , ci fa maturare.

L’arte si nutre di passione , a volte di sofferenza , un artista felice non produce , a meno che non sia ispirato da una Musa.

Io conosco la storia di una Musa.

Una Musa che ha smesso di esserlo e faticosamente è tornata ad essere di carne ed ossa.

Nausica è una creatura eterea.

Ha genitori Tedeschi e un nome pieno di fascino e storia.

L’ho conosciuta all’università.

È qualche anno più giovane di me.

Bivaccava nel parco vicino casa mia nelle giornate di sole con il suo carico di tele e pennelli .

Frequentava l’Accademia di Belle Arti.

Sembrava una fata.

Bionda , pelle di porcellana , abbigliamento hippy , io portavo li il cane a giocare e tra un lancio di palla e l’altro siamo diventate amiche.

Ci siamo frequentate fino alla sua laurea, poi ha iniziato a viaggiare per il mondo , ma non abbiamo mai smesso di sentirci.

Lo scorso anno abbiamo organizzato una rimpatriata e ci siamo riviste dopo quasi quindici anni.

È un’artista e il suo lavoro l’ha portata in mezzo mondo.

Ha ancora la pelle di porcellana e l’aspetto naïf , ma ha perso quel disincanto che la rendeva unica.

Ha vissuto in America negli ultimi sette anni , lo scorso anno suo padre si è ammalato e è tornata in Toscana.

Stava cercando di riprendersi dalla fine di una storia e aveva approfittato per allontanarsi da tutto ciò che poteva ricordargliela.

Abbiamo avuto poco tempo per le confidenze, eravamo un gruppo di ex ventenni allo sbaraglio , ci siamo divertiti.

Ma sapevo che stava male.

“ Vengo a trovarti appena posso, ho voglia di stare un po’ con te” le mie parole di commiato.

Ma il lavoro i bambini la routine mi hanno sempre fatto rimandare.

Fino a due settimane fa.

Che bella la Toscana , è molto simile all’Umbria da cui provengo , ma è comunque diversa.

Non sono sola , ho portato mia figlia.

Gli uomini di casa si godranno il maxi schermo e il divano.

Io e lei la natura .

Vestiti primaverili per entrambe , umore alle stelle e via verso una nuova avventura.

In macchina ascoltiamo musica .

A mia figlia piace ballare e cantare e sta volentieri in auto.

Il viaggio non è lunghissimo, ci fermiamo un paio di volte ma solo perché voglio farla mangiare prima che crolli.

Ma lei non crolla , è eccitata per questo viaggio tra donne.

È piccola ma conosce già il divertimento civettuolo.

Nausica ci aspetta nell’agriturismo dei suoi.

Un posto magico.

Circondato da verde e alberi in fiore.

Ci sono le carpette i cavalli e le oche.

Mia figlia si diverte un mondo , corre , gioca con i cuccioli.

Le faccio il bagnetto e si addormenta , devo metterle il pigiama come si fa con le bambole.

È stata una giornata lunga.

Noi alloggiamo nella dependance , che è la casa e lo studio di Nausica.

Cotto a terra e travi a vista.

Finestroni che danno su un giardino privato , un albero gigante da cui penzolano lucine e nastri colorati, un sogno.

Voglio tornare in estate , scommetto che qui si vedono ancora le lucciole.

La bimba dorme tranquilla nella stanza accanto e noi ci prepariamo la cena.

Nausica è sempre stata una pessima cuoca , “ci penso io a cucinare, tu stappa un’altra bottiglia.”

Parliamo molto.

Ne aveva bisogno.

L’uomo per cui ha deciso di andarsene è un musicista molto famoso.

È rimasto stregato dalla sua arte e da lei.

Insieme hanno girato l’America , si è esibito in grandi stadi e arene .

Red carpet e feste Hollywoodiane , interviste promozionali e alberghi lussuosi , ogni notte in un letto diverso, ogni giorno visi diversi.

Lei era la sua Musa.

Una sorta di divinità.

Una divinità che non andava toccata , solo ammirata.

“ Che vuol dire scusa? Non facevate sesso?”

La domanda mi viene spontanea.

I primi tempi si , poi è cresciuta in lui questa sorta di venerazione per cui lentamente si è trasformata in una bambola.

Era appagante, si sentiva importante , si sentiva amata .

“ E tu scusa in tutto ciò che hai fatto?”

Nulla, non ha fatto nulla.

Si è crogiolata in questa ammirazione, era lusingata dallo sguardo colmo di gratitudine.

La privazione di una cosa così fisica non le pesava.

Aveva la sua arte , i suoi pennelli , aveva la musica che la riempiva.

“ Si vabbè la musica , la carne è carne non raccontiamoci fregnacce “

Per quasi cinque anni non aveva fatto l’amore col suo uomo.

Pur avendo un uomo, pur avendo un uomo che amava follemente.

Può bastare l’amore?

Può esistere un amore così grande da escludere la fisicità?

Perché io non voglio sminuire il sentimento, fatico solamente a capirlo.

“ Io vivevo di questa sensazione di beatitudine, lui creava su di me poesie in musica , lui creava arte su di me.

E non c’è sesso che possa eguagliare quel tipo di emozione.

Lo stato di grazia è durato quasi un anno, poi sono crollata, io sono una donna non una divinità, non voglio stare sul piedistallo, non mi è mai interessato essere viziata e sorretta , figurati come potevo sentirmi oppressa.

L’ho tradito.

In un modo vergognoso, facendo in modo che lui mi vedesse , per riportarlo con i piedi per terra , io sbaglio, soffro , mi sporco , respiro , io sono un essere umano non un pupazzo inanimato.

Non è servito , ha iniziato a propormi di fare sesso con altri , di fare ciò che sentivo più giusto, ma lui non mi avrebbe toccata, per lui ero poesia e non intendeva sporcare la mia purezza.

Lo amavo Aurora, e ancor più amavo essere protagonista di tanta bellezza.

Ho continuato a fare sesso con altri , in tutti i modi più scabrosi e folli , solo per non sentirmi più inanimata.

Ho iniziato a bere e sono diventata cattiva .

Non volevo smettere di essere poesia , era come una droga per me , ma volevo che questa poesia fosse veritiera , che fosse come me…umana.”

C’è tanta rabbia nelle sue parole, ha gli occhi lucidi e trema.

Deve aver sofferto molto per la dualità dei suoi sentimenti.

Una dipendenza che scatena altre dipendenze , che situazione ingarbugliata.

Continua il racconto di notti sballate , di uomini e locali di cui ricorda solo gli odori , notti in cui non torni a casa e al mattino speri solo di aver sognato.

Mangiamo controvoglia.

Poi ci sediamo fuori sui gradini.

Fa un po’ freddo ma l’aria fresca stempera anche i pensieri.

Riprende il racconto.

“ Credevo di impazzire , volevo solo essere accettata , soprattutto dall’uomo che diceva di amarmi , ho iniziato a odiarlo e a odiare me stessa.

Poi mio padre si è ammalato e sono venuta a trovarlo qui per due settimane.

Ho parlato di questa situazione con lui e le sue parole mi hanno fatta tornare in me.

“ Perché? Cosa ti ha detto?”

“ Una cosa tanto semplice da sembrare sciocca – la dipendenza non è poetica , la dipendenza crea un dolore sbilanciato che può muovere l’artista e non l’arte- mio padre sta abbandonato la vita e io non riuscivo a abbandonare una sensazione, mi sono vergognata;

ha aggiunto che sarei dovuta restare qui più a lungo , perché qui ho conosciuto l’essenza della bellezza.

Aveva ragione , la semplicità di questo luogo ha in se tutte le sfumature del creato , la nascita la morte , la luce e il buio , la musica della natura e il silenzio.

Sono tornata a casa ho fatto i bagagli e sono venuta qui.

Da più di un anno cerco inutilmente un equilibrio, fatico molto , ma sto tornando ad essere una persona viva , rido , piango , mi incazzo , dipingo e suono , cammino a piedi nudi sull’erba e lascio che la pioggia mi bagni i vestiti.

Sto imparando di nuovo a emozionarmi , non cerco di fare nulla di speciale per emozionare gli altri , ogni tanto mi manca quello stato di totale appartenenza ma non lo rincorro ne lo fermo , lascio che passi , come tutte le malinconie.”

Quanto mi fa male vederla così svuotata .

La abbraccio e le dico che le voglio bene.

La bimba si sveglia nella stanza accanto , vado a prenderla e ci mettiamo tutte e tre sul tappeto in sala a giocare.

La serata si conclude con mia figlia che balla per noi , chissà se da grande ricorderà questo posto e questo fine settimana.

I ricordi d’infanzia non restano vividi , in genere ci si ricorda solo se si è vissuta in modo felice o triste.

Mi sveglio con una musica dolce nelle orecchie , è mattina già da un po’, sono riposata e in pace , mia figlia non è accanto a me , sento la voce di Nausica e la sua nella stanza accanto .

Mi godo questi pochi secondi in un letto vuoto , mi stiracchio mentre il sole filtra dalle persiane.

Ho voglia di una bella colazione.

Entro in una stanza invasa di gioia , le risate spontanee di due bambine , una piccola l’altra grande.

L’odore del caffè e di dolce appena sfornato , mi avvicino e capisco perché siano così divertite.

Sono entrambe in mutande, completamente ricoperte di colore e si stanno divertendo un sacco , a chi non verrebbe da ridere?

Mia figlia mi vede e mi corre incontro , donando al mio pigiama un nuovo look.

Nausica si china e raccoglie da terra una grande tela su cui è impressa la figura di mia figlia, tante piccole sagome che cambiano colore e posizione.

Sorride.

“ La colazione è pronta , noi ci laviamo tu goditi il caffè.”

La giornata scivola via , dopo pranzo ci salutiamo e torniamo verso casa.

Di sicuro torneremo , è nato un amore tra queste due  bambine .

Nausica ha molto da fare per riscoprirsi bambina e mia figlia ha ancora molto tempo prima di diventare adulta , ma entrambe ricorderanno questo incontro.

Due giorni fa ero in ufficio.

Suonano al portone.

È un corriere.

“ Ho un pacco per lei signora, è una cosa un po’ grande dunque non so se vuole che la scarichiamo qui”.

Scendo , sembra un quadro , ma è enorme.

C’è un biglietto allegato.

Chiedo al corriere se può seguirmi fino a casa perché non saprei come trasportarlo.

È così gentile da aiutarmi anche a portarlo al secondo piano.

Gli do una mancia e lo saluto.

Sono curiosa da morire.

Apro il pacco.

Quella tela con tante piccole sagome in movimento è diventata un’opera d’arte.

È mia figlia che prende vita.

Sono commossa e per la prima volta capisco la sua storia.

Leggo il biglietto.

“Da protagonista a spettatrice; 

credo di aver una nuova ispirazione, un’ispirazione in crescita, l’evoluzione è ciò che ci rende vivi e per la prima volta dopo mesi ho voglia di creare.

Questo quadro è per te , che mi sei sempre stata vicina, ma è più per tua figlia che crescerà, sbaglierà e non dovrà mai aver paura di essere un insieme di magnifici colori.

Siamo tutti un insieme di colori e imparare a dosarli ci rende unici , cercherò di non dimenticarlo.

Ti voglio bene.

A presto.”

Cresci amica  mia , diventa ciò che vuoi , cambia forma, torna a vivere senza paura, torna a sbagliare perché lo vuoi non per necessità, cambia ancora se lo credi giusto,torna ad amare e ad amarti, 

sei tu l’artista del tuo dipinto, 

cresci ma usa sempre i tuoi mille colori.

Il dolore crea dipendenza più del vizio.

(Diego Cugia)

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